Ritrovarsi Nella Magia Del Sogno

Il mondo onirico ha sempre avuto su di me un fascino particolare. Vivo sogni fitti di particolari e multicolori. Molti li ricordo a distanza di anni. Uno dei miei sogni più belli, e che mi ha particolarmente impressionato rimanendo ancora vivido nella mia memoria, è una visione alchemica della fine del mondo. Pianeti che esplodono con colori caldi e densi in un cielo nero che riflette questa apoteosi attonito e silenzioso. Stranamente non ho paura mentre cerco una via di fuga per me e i miei cari. Il risveglio da questo sogno mi ha sorpreso piena di stupore e ancora affascinata dalle pennellate del cielo dove dai pianeti, semi distrutti, si riversano colate di magma incandescente e lapilli luminosi come se fossero esplosi contemporaneamente decine di vulcani sospesi nell’etere. Casualmente due giorni fa, cercando degli approfondimenti sulle meditazioni del metodo Silva, mi imbatto all’interno di un blog nella trattazione dei sogni lucidi. Per chi non ha mai sentito parlare di questo argomento, specifico che si tratta di una metodica che dà la possibilità di penetrare i propri sogni, consapevoli del fatto che si stia sognando, ma vivendoli da protagonista. Questo vuol dire che è possibile entrare all’interno del sogno vivendo meravigliose avventure e agire, non subendo il sogno stesso come generalmente accade ma, scegliendo cosa fare e quando. Mi ero ripromessa tempo fa, quando mi sono approcciata per la prima volta all’argomento, di esercitarmi e provare questa esperienza. Poi la fretta e il poco tempo a disposizione fanno sempre abbandonare i buoni propositi e non ci si pensa più. Decido quindi di iniziare a dare le istruzioni al mio inconscio, subito dopo la seduta di meditazione fatta a tarda sera, prima di dormire. La prima notte riesco a ricordare benissimo i sogni fatti dove incontro persone che non vedo da tanto. Segno tutto per poi interpretare i segnali che il sogno mi ha inviato. La seconda notte, anzi alle prime luci dell’alba, mi sveglio e mi riaddormento e lì inizia l’avventura incredibile. Il mio inconscio, con un sogno che definisco stupefacente, mi fa incontrare me stessa con uno stupendo archetipo (1): una bellissima foca con grandi occhi neri tondi e dolci e una folta pelliccia giallo oro. Il sogno mi porta dentro uno scenario dove crolli di vecchie case mettono a rischio la mia casa natale; aiuto mia mamma e mia sorella a raccogliere gli oggetti per loro di valore da mettere in salvo. Ultimata questa raccolta, da dietro pacchi ammucchiati tra i mobili, affiora questo stupendo animale che mi guarda in maniera amorevole, come volesse chiedermi aiuto, per essere portato in salvo. Prendo la foca in braccio e la porto via fuori dalla casa che stiamo abbandonando. Lei si adagia serena su di me come un bambino contro il corpo sicuro della mamma. Il calore che mi trasmette irradia serenità e io la riconosco come parte di me stessa. Uscendo da casa la proteggo da Charly, il nostro cagnolino, che le ringhia contro famelico quasi tramutato in lupo dalla visione dello stupendo animale come se, dentro di lui, si fossero risvegliate ataviche tracce del predatore. Ma lei non si scompone, certa che la difenderò a costo della vita. Mi allontano sulla strada con la foca che, leggera e sontuosa, riposa con il suo capo reclinato sulla mia spalla. Mi sveglio elettrizzata da questo incontro e rivedendo i particolari riesco subito a interpretare il sogno. Il vecchio mondo che si frantuma è ciò che sono stata tanto tempo fa. Nella naturale perdita, frutto della nostra evoluzione, ognuno di noi porta con sé ciò che ai suoi occhi ha avuto valore. Ma spesso in questo passaggio si lascia la cosa più importante, la nostra più intima essenza, che continua a vivere la casa che abbiamo abbandonato. La foca dalla pelliccia giallo oro che oggi questo sogno rivelatore mi ha fatto incontrare è la mia anima. E finalmente dopo averla a lungo cercata, in maniera del tutto inconsapevole, si è ricongiunta a me nella magia del sogno.

Loredana Mazzone

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(1) La foca è uno dei simboli più belli dell’anima selvaggia. La donna foca, pelle d’anima (selkies), è simbolo delle storie di molte popolazioni: celti, scoti, le tribù indiane dell’America nordoccidentale, le popolazioni siberiane e islandesi. Nel mondo della natura le foche sono creature speciali, che nei secoli si sono evolute e adattate. Queste creature vengono a terra soltanto per partorire e allevare i piccoli. La foca si dedica intensamente al suo piccolo per circa due mesi; amandolo, proteggendolo e nutrendolo, unicamente con le sue riserve. In quel periodo il piccolo, che alla nascita pesa circa 15 Kg, quadruplica il suo peso. Solo allora la madre torna al mare e il piccolo, ormai cresciuto, è pronto per iniziare una sua esistenza indipendente.
Nel racconto: “Pelle di foca, pelle d’anima” tratto dal libro di Clarissa Pinkola Estés “Donne che corrono coi lupi” la pelle può rappresentare la natura femminile selvaggia. La pelle di foca rappresenta il contatto con l’anima. Quando la donna si trova in contatto con la sua anima è pienamente centrata su di sé. L’anima selvaggia della donna è intuito, è stare con sicurezza e orgoglio nel proprio corpo indipendentemente dai suoi doni o dai suoi limiti, è parlare e agire per proprio conto in prima persona, essere consapevoli, vigili, rifarsi ai poteri femminili innati dell’intuito e della percezione; riprendere i propri cicli naturali, scoprire a cosa si appartiene, considerare la propria dignità e integrità. La donna selvaggia, in quanto archetipo, è l’aspetto creativo, fantasioso, artistico e poetico. E’ la fonte del femminino, è tutto quanto è istinto, è un insieme di mondi visibili e nascosti. E’ veggenza, colei che sa ascoltare, è il cuore leale, è la fonte, la luce, la notte, l’oscurità e l’alba, la vita e la morte. Ogni donna lontano dal contatto con l’anima alla fine si esaurisce. (Cit. www.eunomos.it )

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