Ritratto del capo ideale

Quali sono le caratteristiche che identificano un leader? Il senso di responsabilità, la trasparenza, l’essere imparziale, le capacità organizzative, l’ascolto, l’empatia, la simpatia. Wyser, la società di Gi Group di ricerca e selezione di profili di medio e alto management, ci dà un’indicazione in tal senso, grazie alla notevole esperienza nel settore, stilando i dieci punti che sintetizzano le caratteristiche del capo ideale.
1. Leadership con l’esempio: occorre essere, innanzitutto, un esempio, un motivatore e trasmettere in modo chiaro e senza distonie i valori e la visione d’impresa.
2. Trasparenza: lavorare molto sulla comunicazione, compresa la parte sempre più difficile, cioè quella legata ai responsi negativi (dare quelli positivi è molto più semplice).
3. Focalizzazione al raggiungimento dei risultati: trasmettere tranquillità e serenità, ma anche orientamento all’obiettivo (stress ed eccessiva emotività sono destabilizzanti per i collaboratori).
4. Imparzialità: utilizzare una metrica di valutazione delle prestazioni oggettiva per tutto il team di lavoro.
5. Organizzazione: pianificare il proprio lavoro e quello degli altri, che significa, per esempio, presentarsi puntuale alle riunioni o definire aspettative e piani d’azione in modo chiaro.
6. Capacità di ascolto: prestare attenzione ai collaboratori nelle sedi e nei modi prestabiliti, senza essere tuttavia un confessore o, peggio ancora, un fratello maggiore.
7. Decisionismo: incertezza e tentennamenti sono nocivi all’organizzazione e minano l’autorevolezza del capo.
8. Etica: valore essenziale di per sé, è anche ormai un presupposto richiesto da tutte le organizzazioni più evolute, in quanto fattore intrinseco di successo per gli affari.
9. Empatia: saper riconoscere e anticipare i bisogni dei collaboratori consente di ottenere il meglio da loro.
10. Divertimento: sebbene sia una componente alcune volte trascurata, come se fosse incompatibile con un approccio serio e rigoroso, saper introdurre un elemento di divertimento e di passione consente di cementare il team e aumentare l’impegno, il coinvolgimento e senso di appartenenza.

Troviamo, per sommi capi, le stesse caratteristiche nella definizione di leadership data da Anthony Robbins: si tende spesso ad associare il concetto di leadership al ruolo di “comando”, di autorità. In realtà le cose non stanno esattamente così. Il leader non è solo colui che comanda, anche se spesso le cose coincidono: è piuttosto chi sa guidare un gruppo di persone, non ha dubbi sugli obiettivi da raggiungere e lavora con il suo team per perseguirli. Tutti noi possiamo diventare leader, se rispettiamo alcune caratteristiche indispensabili e distintive dell’attitudine alla leadership. Ecco quali sono le cosiddette “doti di leadership:
• Avere coscienza di sé: in primo luogo, bisogna essere consapevoli delle proprie capacità e usarle al meglio per il raggiungimento dei propri obiettivi: pensiamo, ad esempio, alla figura del “capo”: se – nel darci una direttiva – egli dimostra insicurezza, come potrebbe un suo ordine risultare efficace?
• Essere credibili, affidabili, onesti e leali: questo consente di godere della fiducia dei propri collaboratori, dote indispensabile per favorire un sano spirito di squadra;
• Trasmettere empatia: essere cioè capaci di “vedere il mondo con gli occhi degli altri”, in modo da ridurre le incomprensioni e saper puntare sulle giuste leve motivazionali delle persone che fanno parte del proprio Team.
• Sviluppare un’ottima capacità di comunicazione, sia nell’esprimersi che nella capacità di ascoltare e capire in modo “attivo”. Dire di si non vuol dire necessariamente aver ascoltato e capito!
• Infine, un vero leader ha sempre una vision, ossia la capacità di guardare lontano sapendo quali sono gli obiettivi finali da raggiungere. A ciò si aggiunge l’abilità di trasmettere la sua vision anche al proprio staff.

La definizione di leader che preferisco è quella data da Francesco Alberoni ne “L’arte del comando” edito da Rizzoli. Secondo Alberoni, la vera funzione di un leader non è quella di fare e pensare a tutto, controllare e sostituirsi a tutti. Non è nemmeno quella di imporre in ogni campo la sua volontà, di dare ordini minuziosi su ogni argomento, sterilizzando o frustrando la creatività degli altri. Il suo compito ha più a che fare con la visione: “il leader è il custode della meta, colui che ricorda e indica dove si deve andare, e controlla che la rotta venga tenuta. Egli deve trasmettere, a ogni livello dell’organizzazione, il senso della missione, il significato del compito e il senso del dovere.”
Solo chi è mosso da una visione può fare ciò che gli altri non riescono nemmeno a pensare o a immaginare. Ovviamente, il capo deve essere il primo a crederci fermamente. Non può convincere e trasmettere i suoi modelli senza crederci e praticarli lui per primo. E’ con la sua energia, la sua fede e il suo esempio, ispirando simpatia, fiducia ed entusiasmo nei collaboratori che un leader li può condurre a “mettere a frutto tutte le loro energie e la loro intelligenza”. E’ solo in questo modo che può insegnare “a guidare, a mobilitare e dare l’esempio ai propri dipendenti. Cioè a diventare, essi stessi, dei veri capi.”
È la filosofia che troviamo nei team di network marketing, dove non ci può essere crescita e raggiungimento di obiettivi importanti, se non si è in grado di formare leader. Un leader è tale se riesce a duplicare se stesso. Solo così il team risulterà vincente raggiungendo traguardi ambiziosi e in ultimo la libertà finanziaria.
Loredana Mazzone, (fonti: repubblica.it, Anthony Robbins, Francesco Alberoni. Foto dal web)

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