Rabbia

Nel momento in cui un rapporto finisce, lasciando strascichi dolorosi sospesi dentro una casa dove l’amore era stato soppiantato da rancore e vuoti silenzi, l’emozione più difficile da gestire è la rabbia. Rabbia pensando che abbiamo donato a chi non lo meritava i migliori anni della nostra vita. Rabbia se lui si accompagna ad altre donne. Rabbia se non ci sostiene con i figli. Rabbia se dobbiamo fare i conti con un ridimensionamento del nostro tenore di vita. Rabbia, tanta troppa rabbia. Potrei continuare e scrivere un altro libro con tutte le motivazioni che ruotano attorno alla rabbia, ma quello che voglio evidenziare è il danno che facciamo a noi stesse facendoci dominare da questa emozione. La rabbia è una strana trappola. Ci avvelena, ci rende impotenti, domina i nostri pensieri e riesce a tirare fuori il peggio di noi. Ci fa perdere la lucidità, ci fa trascendere, ci fa diventare offensive, ci fa apparire brutte persone anche agli occhi dei nostri figli; ci fa dire cose che mortificano la nostra intelligenza. Anche donne miti, dolcissime, dominate dalla rabbia diventano irriconoscibili, un’assurda proiezione di qualcun altro. Non siamo più noi e non facciamo altro che perpetuare la perdita, la sofferenza, ma con il suo peggiore volto cadendo spesso in situazioni ai limiti del grottesco con il rischio di sentirci dire “ma come poteva stare quel poveraccio con una simile arpia?” Oltre al danno la beffa.

Loredana Mazzone, Scivolata su una buccia di banana

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