La rivoluzione parte dal tuo armadio

Un commento a un mio post, stamattina, mi ha dato l’opportunità di parlare di un argomento che tocca tutti quanti noi da vicino. Il dolore emotivo, fedele compagno degli attaccamenti. Per inquadrarlo meglio faccio una breve introduzione sugli attaccamenti, con degli esempi che fanno parte della vita di tutti i giorni. Lo scorrere degli anni, le esperienze vissute, l’influenza esercitata da tutto ciò che ci circonda, stratifica dentro la nostra interiorità: paure, incertezze, sofferenza, condizionamenti di cui non siamo coscienti. La nostra anima si riveste di una patina, sempre più spessa, che attenua la sua naturale predisposizione alla libertà, ai pensieri felici. Questo ci porta a trincerarci in un quadrato di mondo, che difendiamo con le unghie e con i denti, senza renderci conto che ci siamo costruiti da soli una gabbia dalla quale sarà sempre più difficile evadere. Un mondo dove la cosa più importante è tenersi stretto ciò che si ha, tanto o poco che sia.donna-in-giardinoCome possiamo renderci conto di questo? Dalla nostra resistenza al cambiamento. Spesso, anche solo buttare un vestito, che non indossiamo più, è una sofferenza. Figuriamoci pensare a un cambio di lavoro, di città, di amici, di interessi. A questo si aggiunga la tendenza esercitata su di noi dal sistema che ci fa sentire formiche, in balia della corrente, aggrappate a un pezzo di legno marcio. Inoltre, l’evoluzione, e conseguente modernizzazione, ha messo a tacere l’istinto, salvavita in periodi storici in cui ci si muoveva con la clava. Non capiamo più da dove arrivi il pericolo, con il rischio di coltivare ciò che ci distruggerà come fosse la manna dal cielo, tarpandoci così le ali da soli. Per avere una visione più ampia, di se stessi e del mondo che ci circonda, bisogna imparare ad ascoltare la propria voce interiore. Sempre più gente vive ansia e depressione come fossero normali compagni di un’esistenza triste e dolorosa. Ci si abitua a star male e non si cerca una soluzione, come se non fossimo degni di una vita felice e spensierata. Purtroppo gli attaccamenti, banali o importanti, per qualcuno può essere il vestito vecchio da buttare, per qualcun altro un lavoro che non va più bene o un coniuge che gli ha rovinato la vita, sono talmente incistati dentro di noi che preferiamo star male piuttosto che interrogarci. Non voglio paragonare un armadio da rivoluzionare a una vita che sta stretta, banalizzando l’argomento, ma spesso la rivoluzione inizia proprio da quell’armadio da sistemare, dalle tende da cambiare, da una dieta da iniziare, per poi andare avanti su piani più complessi e delicati. Il dolore emotivo, protagonista dell’articolo, possiamo identificarlo come: fastidio a fare una determinata cosa, farfalle nello stomaco (un tantino diverse da quelle dell’innamoramento), sensazione di perdita, tendenza a rimandare un qualcosa, anche di poco conto, senza capire il perché. Dar retta alla veloce sensazione di disturbo che talvolta attraversa la nostra mente, chiedersi perché è affiorata magari davanti a qualcosa o a qualcuno, può essere il primo passo verso una vita più consapevole, più aderente ai nostri bisogni profondi.

Loredana Mazzone

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