Il Peso Della Vita

Angoscia densa, palpabile, mentre parole vuote cadono sul nudo pavimento rompendo il silenzio con il loro clamore. Nella dimora provvisoria una bara racchiude la sofferenza di una vita. Triste epilogo di una storia di dolore.
Spesso mi sono chiesta quale fosse il senso della vita di chi si lascia morire di dolore. Storie che arrivano attraverso un trafiletto, un articolo su fb, il racconto di qualcuno che non conosci, approdato a te grazie al tam tam dei nuovi canali di diffusione di notizie, che ci porta nelle case, nelle vite, di gente che vive in posti ignoti, che mai avremmo creduto di poter conoscere attraverso storie raccontate. Invece può accadere che lo squillo del telefono diventi triste messaggero di una storia, di una vita che conosci e che avevi dimenticato perché è facile dimenticare chi esce dal tuo vissuto quotidiano, perché anche tu hai svoltato e perdi di vista chi popolava attimi delle tue giornate, magari perché amico di un familiare, magari perché abitava il tuo stesso quartiere. Assieme allo sconcerto per la tristissima notizia, iniziano a rimbombare le parole stridenti che ti avevano raccontato, rientri nella casa di una persona provata dagli eventi dopo l’abbandono da parte dell’uomo a cui aveva sacrificato tutta la sua vita. Ti ritrovi sul suo divano, ricordi le sue lacrime cocenti. In ambienti dove il proprio essere per molte donne è dedicato tutto alla famiglia: marito, figli, genitori anziani. Un uomo che ti lascia può farti precipitare in un abisso dove è difficile anche mettere assieme il pranzo con la cena. Le persone semplici sono quelle più facilmente aggredibili dalla vita. Perché non si sono mai misurate con sé stesse, certe di un destino che assume i contorni delineati dalla gestione della casa, dal far trovare pronti i pasti agli uomini dopo il lavoro, dello stirare in maniera impeccabile le camicie ai figli adolescenti per fargli fare bella figura con le ragazze e con gli amici al bar. Ma talvolta il male e la miseria umana possono assumere i lineamenti troppo amati e l’orrore superare i confini che ci sono tra madre e figli. E ci si trova soli, malmenati, spogliati di tutto in una casa povera e completamente estranea. Brutalità e violenza da parte di qualcuno più vorace, e indifferenza da parte di altri. Più vigliacchi, ma non per questo meno spietati, meno colpevoli. E allora dentro, un interruttore si spegne, e la morte che arriva inattesa agli occhi di chi osserva, è l’epilogo cercato di un dolore che una madre, una moglie non riesce a superare. Morire per non sopportare più il peso della vita ad un’età in cui il tuo orologio biologico scandisce un tempo che ancora non è giusto che arrivi. Morire per trovare amore e pace tanto a lungo cercati, senza una lanterna che indica la via nel buio di una notte che non conosce giorno. Morire per veder schiudere una luce in un mondo di tenebre. Una luce che in un gesto estremo di misericordia dona agli infelici finalmente un abbraccio, un conforto, l’amore tanto a lungo cercato. Storie che lasciano in noi il senso pesantissimo della perdita. Vuoto di valori, colmo di miserie anche troppo dolorose da raccontare. Vuoto nel quale non vorremmo mai specchiarci, vuoto che ci sfiora e ci fa rabbrividire, ci segna, ci addolora, ci avvicina ancora una volta attoniti a chi ha preferito andare, a chi finalmente ha cessato di soffrire.

Loredana Mazzone

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