Il Muro

Un percorso di coppia implica il reciproco sostegno, l’onestà di avvisare l’altro che qualcosa è cambiato, che una crepa forse insanabile si è aperta, e che se non è possibile rivedere il rapporto, almeno si è avuto il coraggio di confessare a chi non sospetta nulla che bisogna intraprendere strade diverse. Purtroppo invece si tace, si covano rancori, si alza il muro, e ogni giorno si aggiungono mattoni cementati dal silenzio e dall’ipocrisia. Molte relazioni si trascinano così stancamente per anni. Spesso si continua a stare assieme per convenzione, per i figli, per la casa, perché non si dispone di un reddito proprio, perché si ha paura. Paura dell’ignoto, della solitudine, di ricominciare. Si appassisce lentamente con il rischio di morire dentro, senza riuscire a vedere una via d’uscita dalla gabbia costruita dalla propria mente. Talvolta uno dei due coniugi o magari entrambi si costruiscono fuori di casa un angolo di felicità vera o molto più spesso effimera, ma che comunque permette di non impazzire. Triste scenario, ma purtroppo molto realistico. In tanti casi poi non c’è neanche una piena consapevolezza del fatto che la storia è finita e il vivere assieme è solo per dare una parvenza di famiglia unita ai figli, non considerando il fatto che la finzione crea un danno nella loro giovane psiche; soprattutto se il rapporto è molto conflittuale o ci si detesta in silenzio. Il modello assimilato non li aiuterà nei loro rapporti futuri con l’altro sesso. Ma il danno più grave lo facciamo comunque a noi stessi, viviamo una sola vita, perché sprecarla?

Loredana Mazzone

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