Donne Senza Volto

L’aggressione con acido, conosciuta anche come “vitriolage”, è quella forma di violenza premeditata consistente nel gettare una sostanza corrosiva sul corpo di un’altra persona con l’intento di sfigurarla, mutilarla, torturarla o ucciderla. Fra le vittime di questa violenza vi sono in particolare giovani donne principalmente provenienti dal Pakistan, dal Bangladesh, dall’India, dall’Afghanistan, che hanno subito la violenta pratica della sfigurazione del volto tramite acido, da cui l’espressione ragazze acidificate. I responsabili di quest’atto gettano solitamente l’acido sul volto delle loro vittime, bruciando così fino a danneggiare gravemente i tessuti della pelle, spesso addirittura fino ad esporne le ossa e talvolta sciogliendole. I tipi più comuni di sostanze utilizzate a tal scopo sono l’acido solforico, l’acido nitrico e l’acido cloridrico. Le conseguenze a lungo termine di queste aggressioni possono includere la cecità, così come ampie cicatrici permanenti sul viso e su tutto il corpo; col risultato effettivo di danneggiare stabilmente l’esistenza futura della vittima, con gravi difficoltà sociali, psicologiche ed economiche associate conseguenti. Secondo i ricercatori e gli attivisti per i diritti umani e contro la violenza sulle donne, paesi più tipicamente associati all’attacco con acido con l’intento di sfigurare includono il Bangladesh, l’India, il Pakistan, la Cambogia, ma anche il Vietnam, Laos, Hong Kong e poi la Repubblica popolare cinese, Kenia, Repubblica Sudafricana, Uganda ed Etiopia; tra le comunità di immigrati asiatici e/o africani vari casi sono stati registrati anche in Regno Unito. Infine alcuni gravi episodi si sono verificati anche in Afganistan e Iran (Fonte Wikipedia). Per le vittime di questa violenza, 82% donne, anche se si sa che il fenomeno è molto sottostimato a causa del sommerso, le conseguenze sono, come già ribadito, oltre che fisiche anche psicologiche e sociali. La percentuale di sopravvivenza è molto alta, poche muoiono per le gravi lesioni. Il trauma e gli stress che ne derivano sono terribilmente devastanti per la persona che vive un’esperienza del genere. Inoltre in ambienti dove gli equilibri e il tessuto sociale sono ben diversi dai nostri, spesso gli stessi familiari incolpano la donna del fatto accaduto, aggravando una situazione già notevolmente invalidante. Chi subisce, nella maggior parte dei casi, si ritrova poi per strada ghettizzato e impossibilitato anche a lavorare, a causa delle lesioni che limitano notevolmente la sua autonomia. Infatti sempre in Bangladesh nella città di Satkhira, interi quartieri pullulano di donne che mendicano con il volto sfigurato, molte si prostituiscono per sopravvivere, altre sono ritornate a casa a subire, dopo lo sfregio, disprezzo e angherie dei mariti pur di non rimanere in strada ed andare incontro ad un futuro di stenti. Le istituzioni sono assenti e nessuno tutela le donne, ritenute ancora esseri inferiori, che valgono certamente meno di un appezzamento di terreno o di un gregge di pecore. Da recenti stime in Bangladesh il fenomeno sembra essere in diminuzione, dopo aver raggiunto l’acme nel 2003, in altre nazioni è in aumento. È il caso dell’India, Pakistan, Cambogia. Un fenomeno tristissimo e lesivo della dignità delle donne, che si trovano a subire la rabbia di uomini dietro l’alibi della gelosia, del presunto delitto d’onore, di avance rifiutate, o addirittura a causa di motivi ben più futili, quali la dote ritenuta carente della novella sposa o dispute su case e terreni. In Italia ha fatto tristemente scalpore il caso dell’avvocatessa Lucia Annibali, sfregiata da due sicari albanesi su commissione dell’ex fidanzato il 16 Aprile 2013. La giustizia ha fatto il suo corso, lui è stato condannato a 20 anni di carcere per stalking e tentato omicidio e i due sicari a 14 anni. Restano oltre alle cicatrici sul volto, ferite ben più profonde nell’anima per una vita che non sarà più la stessa, per un’immagine che dallo specchio rimanda l’orrore di un amore che diventa odio rasentando la follia. Un caso si isolato, ma che rientra in un panorama ben più complesso, in cui sempre più spesso la furia di un uomo si rivolge contro colei che era il suo amore, seminando morte e distruzione. Uccidere la ex e i figli è l’unico modo per risolvere una storia ormai conclusa e quindi considerata irrecuperabile, così come i cocci della propria esistenza andata in frantumi con la fine del rapporto di coppia. L’incapacità di affrontare un mutamento radicale della propria vita diventa muta disperazione e poi rabbia cieca. Il fenomeno lascia attoniti e sicuramente l’amara considerazione è una sola; la vita di una donna vale veramente molto poco, sia di quelle nate nella città delle donne senza volto, sia di quelle nate in ambienti più civili, ma che nulla possono contro un fenomeno sempre più dilagante ed incontrollato.

Loredana Mazzone

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