Catania-Gela (Le Pendolari Del Sesso)

In questa calda giornata di Luglio l’asfalto nero che si snoda rovente somiglia ad un torrente di pece che spezza la monotonia del giallo oro dei campi di grano del centro Sicilia. Puntini colorati in lontananza ai bordi della strada. La macchina si avvicina velocemente. L’amazzone coglie in pochi attimi volti di donne di colore dall’età indefinita. Età presunta dai 14 ai 40 anni. Vestiti appariscenti, pelle ambrata, occhi da cerbiatte. Camminano, molte da sole alcune in coppia. Qualcuna fa l’autostop. Le più fortunate hanno una postazione fissa. Un ombrellone e una sedia in plastica. La ragazza seduta non contempla il mare.  Aspetta il cliente. La sua vita scorre incurante delle stagioni, divorata da belve che comprano l’amore della disperazione per pochi spiccioli. Sono centinaia, popolano le strade principali e ancor più le traverse frequentate da altri disperati come loro e dai braccianti agricoli dell’entroterra siciliano. Partono tutte le mattine dalla foce del Simeto, ai margini della città di Catania. Alcune con l’autobus, altre a piedi. Ore e ore di cammino intervallate dal “lavoro”. Il contrasto è stridente. Saltano agli occhi, ma sono invisibili. Anche se colorano la strada in pieno giorno. Se così non fosse qualcuno proverebbe a fare qualcosa. Dov’è la Polizia? Dove sono i Carabinieri? Dove sono i servizi sociali? Dove sono i preti che tuonano belle intenzioni dal pulpito? Dove sono le dame di carità ben vestite che fanno beneficenza nei salotti buoni conversando dei mali del mondo?
È inutile urlare Pentesilea. La tua è una voce senza suono. Le ragazze colorate sono invisibili. Ombre strappate ai loro affetti, alle loro genti. Ombre multicolori che inseguono un’esistenza che sicuramente non somiglia alla vita che immaginavano da bambine. Un cammino senza fine ai bordi di una strada nera. Puntini colorati che appaiono si ingrandiscono e scompaiono nel riflesso dello specchietto retrovisore. Esco dal bar dove ho buttato giù le mie riflessioni, un giovanotto molto scadente prova ad attaccare bottone. Sono una veterinaria molto abile nel castrare un animale, anche di grandi dimensioni. Mi viene voglia di vendicare i puntini colorati della Catania-Gela. L’amazzone scalpita dentro le mie viscere. Calma Pentesilea. Faccio un respiro profondo e ritorno ad una vita normale di un giorno apparentemente come tutti gli altri della mia esistenza di donna molto più fortunata delle mie sorelle che hanno smarrito la strada.

Loredana Mazzone

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