Amori Malati

Scivolo esausta sul letto e senza neanche accorgermene mi ritrovo in un sonno senza sogni. Nella mia testa parole che hanno il sapore acre dell’orrore. In fin di vita l’uomo sospettato di aver dato fuoco alla casa dove dormivano ignari i suoi figli. L’amore paterno diventa un boia implacabile che con furia selvaggia consuma l’ultimo atto di una storia d’amore. Uccidere i figli per vendicarsi di chi lo ha allontanato. Un film già visto e che accomuna uomini e donne. Ombre confuse che vagano per il mondo, assorbite dalle proprie mancanze. Da un atto d’amore, conforto delle loro vite senza senso la gioia più grande, la nascita di un figlio. Ma può un tale miracolo dar voce all’essenza più alta di persone che non posseggono un’anima? Se mai l’hanno avuta si è smarrita da tempo, da quando non hanno più dato ascolto a sé stessi, avviluppati da una vita meschina, stritolata da un dolore che non hanno saputo gestire. L’uccisione di un figlio per vendicare l’amore violato ha echi lontani. Dalle nebbie del tempo emerge il mito di Filomena. Figlia di Pandione re d’Atene e di Zeusippe, sorella di Procne. Sposa di Tereo re di Tracia, dal quale aveva avuto un figlio, Iti. Il desiderio di rivedere la sorella indusse Filomena a pregare il marito di andare a prenderla e portarla da lei. Ma durante il viaggio lo sciagurato Tereo si invaghì di Procne, la violentò, e subito dopo le tagliò la lingua affinché non potesse tradirlo. Arrivato in terra Tracia Tereo la rinchiuse. Procne con uno stratagemma, riuscì a far pervenire e quindi a rivelare alla sorella con un ricamo, ciò che aveva subìto. Le due sorelle per vendicarsi uccisero il figlio Iti e lo servirono in un banchetto a Tereo. Alla fine del pasto esibirono al re la testa del figlio come trofeo. Le parole alla radio risuonano stonate, già si parla di altro. Quale abominio induce un padre, una madre, a fare scempio delle carni dei figli?Come giustificare codesta barbarie ai tanti bambini che crescono con nelle orecchie il suono di tali notizie, riferite senza pudore da una voce che riversa orrori sui banchetti allestiti dentro case e famiglie definite normali,  finché la follia non le rende teatro del più turpe dei crimini. L’uccisione di figli innocenti, la cui unica colpa è trovarsi in balìa di involucri vuoti che non hanno saputo dare un senso alla propria vita. Amori malati che accomunano miti dimenticati e orrori di un’epoca precipitata in una follia collettiva che appare terribilmente arduo arginare.

Loredana Mazzone

Facebook Comments

Lascia un commento